basilica agg. e s.f. [anat.]

basilica I.V.33, VII.XXI.151, VII.XXI.167, basilicha  VII.XXI.69, bassilica IX.XII.13, IX.LXXXVI.80.

‘Vena dell’avambraccio che proviene dal fegato e, diramandosi, risale fino all’ascella’.

Lat. (vena) basilica (Gh a5r et passim)
Sin. salvatella

«Da la quale [vena], quand’ella sarà ne la rettitudine del titello, uno grande ramo esce fuori, il quale a la mano (la quale è da la parte di quello titello) si protende e vae, il quale è kiamato basilica» (I.V.31-33); «E sotto la basilica, cioè la vena del fegato, è allocata una grande arteria, la quale l’è presso» (VII.XXI.151-152); «imperciò ke ll’arteria discende verso la parte de la mano, tanto più si profonda e si parte da la basilica, cioè da la vena del feghato» (VII.XXI.165-168).

Loc. nom. vena basilica
«E quando si fiede o si tallia la vena basilicha, cioè quella del feghato, il sangue k’è nel petto o in tucto il ventre tosto passa per lei entro» (VII.XXI.68-70); «E s’elli aviene kosa che co la meninconia sia dolore di ventre et enfiamento […] sì ssi dee cominciare a scemare sangue de la vena bassilica, overo de la salvatella, dal lato manco» (IX.XII.10-14).

In altri testi
In testi coevi il termine si trova nel Volgarizzamento di Mesue XIV (tosc.) per cui cfr. cfr. TLIO s.v.. Il termine viene ripreso da Mondino de’ Liuzzi, fine XV, koiné sett. (D’Anzi: cap. 34.15); si registra anche in Guglielmo da Saliceto, 1474 (Altieri Biagi 1970: p. 54) e Leonardo da Vinci (Piro 2015b: s.v. basilica).

Commento
L’Almansore registra la prima attestazione del termine, presente nelle opere mediche di tutti i secoli. Negli studi di anatomia contemporanea la vena basilica è quella che dal braccio va all’ascella, mentre nella concezione antica era la sola vena principale presente braccio destro e proveniente dal fegato (Winslow 1746, vol.3, p. 49-50).

Rosa Piro 7.4.2015