mola (1) s.f. [anat.]

molla I.II.136-137

‘rotula’

«E a la iunctura ch’è nel ginocchio è sopraposto uno osso ritondo kartilaginoso, cioè di tenerume, il quale è kiamato occhio del ginocchio e da alcuno è kiamato molla» (I.II.135-137).

Lat. «Iuncture autem que in genu est supponnitur os rotunum cartilaginosum quod genu nominatur oculus et a quibusdam vocatur mola» (Gh a3r).
Sin. occhio del ginocchio

In altri testi
Con il significato di ‘pietra, ruota’, il termine si trova in vari autori: Uguccione da Lodi, Libro, XIII in. (crem.),  Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), Dante, Convivio, 1304-7, Jacopo della Lana, Par., 1324-28 (bologn.), Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), per cui cfr. CorpusOVI (u.c. 9.5.2015). Con il significato metaforico di ‘rotula del ginocchio’ il termine è attestato nel XVII sec. nel Trattato di anatomia di Orazio Rucellai Ricàsoli (così come si legge in Crusca V e GDLI) che, conservato a penna, fu tuttavia pubblicato per la prima volta nel 1823. Anni prima, il termine si trova in Della Porta, Della fisonomia dell’huomo, 1610 (p. 177) e in Genga, Anatomia chirurgica, 1672 (p. 161).

Commento
L’Almansore registra la prima attestazione del termine con il significato di ‘rotula’. Si tratta di un grecismo, giunto attraverso il testo arabo di Razi: già in testi greci, infatti, veniva usata la metafora della μúλη ‘mola, ruota di pietra’, per indicare la rotula del ginocchio.

Rosa Piro 9.5.2015